Comunicazione e News
Zucche vuote

Quando il logorėo della vita moderna fa cadere un cronista distratto sui carciofi
21 Marzo 2008

Certe cronache sui prezzi di Pasqua diventano un festival degli sfondoni giornalistici

Roma, 22 marzo 2008. Pasqua, festa della bontà, é un giorno inadatto alle polemiche. Ma anche la mitezza evangelica cede davanti allo sciocchezzaio con titolo a due pagine apparso alla Vigilia in un giornale romano. Sceso da Marte poco prima di firmare un pezzo sul costo dei menù pasquali, il cronista ha fatto lo scoop del secolo. Dopo indagini meticolose ed  approfondite, rischiando l'incolumità sua e quella delle sue fonti ha scoperto che a  Pasqua i  carciofi rincarano: a Roma soprattutto i romaneschi. L'ardito cronista - che per la festa si aspettava saldi di tipicità locali - ha denunciato subito la congiura e con il coraggio dei forti ha scritto che il 16 aprile 2006 i "carciofi romaneschi" costavano al dettaglio euro 0,5 al pezzo, l'8 aprile 2007 euro 0,4, il 23 marzo 2008 euro 0,65. Ma gli é sfuggito che ad accentuare i soliti rincari alimentari della festa é stata la precocità della Pasqua 2008. Di ben 18 giorni anticipata rispetto al 2007 (fu il 10 aprile) e di 24 sul 2006 (fu il 16 aprile), la Pasqua e le relative tradizioni gastronomiche romane hanno concentrato e valorizzato la richiesta dei "carciofi romaneschi". Il marziano chiama dunque stangata la libera domanda di mercato che a Pasqua a Roma sale (anche grazie ai 7.000  ristoranti che assicurano buoni ricavi a tutta la filera) alle stelle per pochi giorni e scende subito dopo la festa, deprezzando i romaneschi fino al 20% in pochi giorni. Togliere gli zeri dalle cifre 0,50 e 0,40 (questi i dati  giusti 2006 e 2007), tacere che la bassa Pasqua 2008 ha spinto i carciofi al rialzo, omettere che il forte consumo pasquale di romaneschi dilata i rincari sono gaffe che ridicolizzano il giornale, l'articolo e l'autore, che ci ha messo molto del suo. Ha infatti definito rincarati del 62,50% in un anno i "carciofi  romaneschi" come tali e in quanto tali, prescindendo dalle regioni (Lazio, Sicilia, Sardegna, Campania) e dai terreni di origine (Cerveteri, Sezze,  Ladispoli), dalle misure e dal pregio (cimaroli, braccioli, sottobraccioli, scendipiante). Ha cancellato così i fattori di qualità che cambiano i prezzi dei romaneschi di 1 euro fino a 2. Perché rilevare i prezzi dei "carciofi romaneschi" tacendo che ce ne sono tanti tipi di tutti i prezzi? Come si può scrivere di una materia ignorandola? Certo, tra i crateri  di Marte non ci sono carciofi e se a Roma nessuno confonde i "cimaroli" con i "braccioli", sul rosso pianeta il consumatore ha altri gusti e nozioni diverse. Non facile, per un marziano digiuno in materia, scrivere di carciofi. Il fatto è che il suo articolo era destinato a lettori marziani e (per equivoci in tipografia) é stato stampato sulle copie per Roma. Questo spiega perché l'autore non si é dilungato: non ha parlato delle grandi quantità di "carciofi romaneschi" laziali  venduti a Roma  per Pasqua; della qualità eccelsa dei cimaroli quest'anno; dei rincari pasquali dei cimaroli  rispetto al passato; dei ribassi subiti dai romaneschi siciliani, campani, sardi, né della rapida svalutazione  dei carciofi dopo Pasqua, del dovere professionale di spiegare ai consumatori che cos'é e quanto vale la qualità alimentare. Chi poi non crede che l'autore dell'articolo sia marziano, chi dubita che i suoi errori derivino dai suoi problemi di straniero, chi nega che un giornale serio possa pubblicare articoli così vuoti, si rassegni. A  Pasqua bisogna pazientare, perdonare, pensare positivo. Bisogna essere buoni e cari ad ogni costo,  verrebbe da dire, pensando all'eccezionale qualità dei cimaroli di questi giorni e ai prezzi che hanno raggiunto a Pasqua. Auguri pasquali di pace anche al cronista "marziano", dunque, ma con un consiglio: prima di scrivere ancora sul tema se lo faccia spiegare dai grossisti del Car: i più esperti di questa materia spinosa...   




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