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Sulle tracce degli antichi merli nella Valle dell'Aniene tra torri, castelli e fortezze
L'Aniene non è la Loira. Ma nella vallata del fiume tiburtino i castelli abbondano, proprio come nella spettacolare vallata d'Oltralpe. Di torre in torre, infatti, nelle campagne a nord est di Roma si può compilare un appassionante itinerario alla riscoperta di autentici tesori medioevali rimasti da secoli pressoché sconosciuti, malgrado l'affascinante patrimonio di memorie - fatti e misfatti, passioni e avventure, violenze e fatiche, soluzioni edilizie ed oggetti artistici - che custodiscono. Quando le torri a base circolare o quadra, realizzate con materiali diversi, ma solide e resistenti, avevano funzioni di avvistamento sotto il controllo di baroni, o enti ecclesiastici, un tetto a volta sviava la minaccia dei massi lanciati da fuori, gli anelli di marmo a sostenere fiaccole per segnali notturni, le scale di legno ad accedere ai piani alti dove piccole feritoie consentivano il passaggio di luce e aria. Tor Sapienza – tra la via Prenestina e la via Collatina – risale al XII secolo ed è la sola nella zona a strisce bianconere, ha una base quadrata e doveva essere molto alta visto che un solo lato misurava 15 metri. Fu proprietà dell'arcivescovo Fermo Domenico Pantacato che poi la donò all'Università di Perugia. Alla Torre della Cervelletta a via di Tor Cervara si arriva invece passando da via di Tor Sapienza oppure dalla Tiburtina verso l'Aniene. Si tratta di un complesso molto caratteristico ed arroccato su una rupe di tufo dove svetta una torre duecentesca di circa 30 metri alla quale si aggiunsero altri edifici – a scopo residenziale ed agricolo – realizzati nei secoli XVI e XVII dagli Sforza e dai Borghese. La torre è segnata da fori e feritoie mentre è coronata in cima una merlatura guelfa. La sua funzione era soprattutto di giurisdizione e di vedetta in un'area naturale rimasta ancora pressoché intatta: uno spicchio di campagna romana, di particolare rilievo storica e naturalistica. Percorrendo via di Tor Cervara in direzione della Tiburtina, sulla sinistra si trova prima il Casale di Cosimo (costruzione relativamente recente), poi l'antico complesso oggi adibito a casa di cura e cioè il Casale di Tor Cervara: antico centro della tenuta con annessa una torre duecentesca. Sempre sulla via Tiburtina poco dopo Ponte Mammolo sorge Casal Rebibbia, detto anche Casale della Vannina, dominato da una torre di vedetta medievale costruita al di sopra di più antiche edificazioni di origine romana sorte alla confluenza del fiume Aniene e di un'antica strada che per Ponte Mammolo raccordava la Tiburtina e la Nomentana: benché mozzata è ancora visibile. Le sue funzioni erano la difesa del ponte e la protezione della città da eventuali incursioni per via fluviale. Sempre sulla via Tiburtina in direzione di Tivoli all'altezza del ponte del raccordo anulare, in via Affile sorge il Torraccio di Sant'Eusebio: un complesso costituito da un edificio e da una torre oggi completamente ristrutturato ed appartenente a privati nel passato invece "fattoria fortificata" in grado di autodifendere terreni, raccolti, bestiame. Al km 17 della via Tiburtina – nel Comune di Guidonia Montecelio – sulla sinistra troviamo Tor Pattume che risale al XIII secolo e appare incorporata nella moderna villa Todini:la torre aveva antiche funzioni di vedetta della via e fu poi trasformata in casale-torre. Senza uscire da Guidonia al km. 17,200 della Palombarese sulla destra, a circa 500 metri, sorge il Castello di Marco Simone (del XIII- XIV secolo), composto da un'alta torre centrale incorporata in una più massiccia costruzione quadrata con torrette, anch'esse quadrate, agli spigoli. Alla torre sono stati in seguito aggiunti edifici per trasformarla in castello e verso la metà del XIV è passata sotto il possesso della famiglia Tebaldi, prima di diventare casale rustico, essere completamente restaurata sotto Casa Cesi e infine diventare l'attuale elegantissimo circolo-resort per lo svago sportivo, la forma fisica il gioco del golf ed il benessere rivitalizzante. Più internamente, al km 7,500 della via di Montecelio, sulla destra a circa 800 metri, si trova Tor de' Sordi. E' un piccolo castello con una torre centrale dalla quale in passato veniva controllata a vista la zona a cavallo tra Tivoli e l'antico borgo di Montecelio: oggi è ancora parte di un'azienda agricola. Al km, 8,500 della stessa via, voltando a sinistra e percorrendo circa 1000 metri si trova Tor Mastorta: una delle ultime antiche tenute dell'agro romano verso la strada di Montecelio.. Il complesso presenta al centro una torre in passato vedetta per le comunicazioni tra la Nomentana e la Tiburtina, saldando così a Tor de Sordi i due territori feudali di Mentana e di Tivoli. Ma oggi il casale-villa è in stato di abbandono. Preparare un itinerario turistico lungo queste tappe ed esporre (magari presso il Centro Agroalimentare Roma) una piccola raccolta-documentazione di materiali dell'epoca non dovrebbe essere né difficile né costoso, volendo valorizzare quest'antico territorio. Lungo la Tiburtina, a via Tenuta del Cavaliere c'è il Castello di Lunghezza: suggestiva mole con torri quadrilatere, sulla quale i primi dati risalgono al 752 quando Tendone (monaco di San Salvatore in Sabina) vendette il casale alla Badia di Farfa a 20 libbre di argento. Secoli dopo, quando nel 1303 Sciarra Colonna offese il Papa con il famoso schiaffone, scoppió la guerra e gli Orsini, con le truppe papali, scacciarono i Conti da Lunghezza e i Colonna da Roma. Per riconoscenza la Chiesa donó agli Orsini il feudo di Lunghezza. Poi, il castello nel XV secolo andó in dote ad Alfonsina Orsini, moglie di Pietro dei Medici e nel XVI fu trasformato in casa lussuosa dell'agro romano. Oggi fa invece da quinta ad alcuni attori che portano in scena fiabe note al mondo infantile e "pieces" con i personaggi della letteratura per i piccoli. Ció succede ogni domenica dalle 10 al tramonto quando le commedie diventano itineranti in un affascinante parco. Il Castello di Sant'Angelo Romano domina invece la cima più alta del paese noto per la produzione di cerase. Sorto sui resti di una fortezza, in parte destinata a prigione, divenne nei secoli rifugio dei villici delle fattorie vicine. Sui ruderi della fortezza prima sorse la Rocca, con una munita cinta muraria,che appartenne ai Capocci. Poi sotto il dominio della famiglia Orsini il castello fu fortificato e nel 1678 ceduto con tutta la comunità. Dopo un periodo di declino, fu acquistato dal Comune nel 1989 e restaurato quattro anni dopo.
Karen Leonardi
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