Risorse commerciali
Qualità, Freschezza Genuinità e Convenienza

Centro Agroalimentare Roma: quattro preziose risorse da cogliere e far fruttare


1. Freschezza superiore: nelle campagne del Lazio il segreto dei successi del Car

              

Maccarese, la Pianura Pontina, la Sabina, i Castelli Romani, la Tuscia, la Ciociaria, la zona romanesca di Ladispoli, Cerveteri, Tarquinia. Il Car deve i suoi successi innanzitutto all'assoluta freschezza dei prodotti agroalimentari in vendita nelle sue strutture tra le 6 e le 12 ore appena dopo la raccolta nelle succitate località agricole laziali. Non che gli arrivi dal Meridione, da Nord, dall'estero, siano di qualità inferiore. Ma senza campanilismo, la vocazione all'eccellenza dei produttori romano-laziali e abruzzesi trova nel Car costanti riscontri nell'offerta dei 113 grossisti e dei 306 coltivatori che giornalmente assicurano la presenza di quintali di ortofrutta fresca a prezzi naturalmente calmierati dalla concorrenza tra le due categorie e interna ad esse. Se infatti il pregio dei cibi vegetali ed ittici dipende dalle condizioni nelle quali sono tenuti, la freschezza – cioé la minor durata possibile del lasso di tempo tra raccolta e consumo – è la conditio sine qua non della qualità. Contare su prodotti pregiati con un mercato di consumo che assorbe in 24/36 ore la giornaliera offerta locale e al massimo in 48 la rinnova è dunque garanzia di successo per il Car e per la filiera. Fuori di esso, modalità improprie, sistemi obsoleti, tecniche inadatte al perfetto mantenimento dei caratteri varietali originari – le proprietà organolettiche di aspetto, sapore, colore, consistenza, apporto nutrizionale, profumo – possono invece scatenare reazioni chimiche tali da inabilitare i prodotti al consumo. La shelf life – la conservabilità dei prodotti dopo la raccolta – dipende infatti da fattori come la temperatura, l'umidità la maggiore o minore presenza di luce, ossigeno, polveri e gas che a certi livelli di pressione regolano la maturazione. dei prodotti. Se non sono controllati con cura professionale, questi fattori possono indurre nel fresco un pericoloso deperimento accelerando i processi chimici che degradano i prodotti. Al Centro Agroalimentare Roma invece ci sono tutte le condizioni tecnico-organizzative per il controllo prevenitivo di tali fenomeni, a partire dalla modernità dei sistemi impiegati e dall'efficienza degli operatori. Il Car punta perció alla freschezza come al primo attributo di qualità di prodotti salvaguardati da ogni causa di deperimento. Con le suddette premesse, alcune valutazioni finali attestano – al di là di ogni iperbole pubblicitaria – la perfetta rispondenza delle soluzioni assunte al Car per centrare l'oneroso obiettivo della freschezza massima ed assoluta dei prodotti in vendita.  Innanzitutto, un'ampia e qualificata produzione locale tradizionalmente vocata ai più alti livelli di eccellenza ha talmente abituato i consumatori romani al gusto ed al valore della "freschezza romanesca" da render loro inaccettabili ortaggi a foglia appassiti, frutti anche minimamente avvizziti da lievi perdite di umidità, verdure appena "fuori condizione". E tantomeno, prodotti ittici con l'aroma salmastro di mare svanito nell'aria. Inoltre, ci sono grossisti con tenute agricole proprie, o tenute a rapporti di fornitura semiesclusivi. Non sono le poche aziende grossiste di specialità ittiche che dispongono di flotte pescherecce. La posizione baricentrica del Centro Agroalimentare Roma rispetto alla conformazione della Penisola - quindi i suoi validi collegamenti autostradali con il Sud agricolo e il Nord del Paese, quelli aeroportuali e portuali con i Paesi stranieri – è un'altra garanzia concreta di freschezza degli arrivi agroalimentari che quotidianamente riforniscono l'infrastruttura logistico-distributiva a Guidonia. La consistenza, la specializzazione, la convenienza della della rete mercatale cittadina – con il suo intenso ricambio di prodotti freschi in oltre 140 aggregati quotidiani di banchi e di box ortofrutticoli – impone e al contempo garantisce freschezza ai prodotti commercializzati dal Car, che non esercita alcun "monopolio"  sul commercio all'ingrosso di prodotti agroalimentari freschi nel Lazio, ma opera viceversa in concorrenza (e solo talvolta in sinergia) con altre strutture consimili seppure molto più piccole e con una rete di magazzini all'ingrosso intermedi di proprietà privata. Quando la concorrenza funziona, la freschezza non manca mai e non puó diminuire. Per questo, al Centro Agroalimentare Roma dal 16 ottobre gli orari di ingresso e di attività sono stati spostati dalla abituale fascia notturna a quella diurna e pomeridiana, per centrare uno storico obiettivo: ridurre la durata dei passaggi dai campi alla tavola.

2. Genuinità assoluta: origini sicure garantite da legami con tradizioni e territori

Un 40% viene dalle regioni del Sud con la Sicilia in testa poi Campania e Puglia. Circa un 25% dalle campagne laziali (Maccarese, Pianura Pontina, Zona Romanesca di Cerveteri-Ladispoli-Bracciano, Castelli Romani, Tuscia, Sabina romano-reatina). Un 20% dal Nord (Emilia, Trentino, Veneto). Il 15% dall'estero con l'Europa davanti (Spagna per la frutta, Francia per verdure e ortaggi) seguita dal Nord Africa, dall'Asia con prodotti esotici e dal Sud America con specialità anticicliche rispetto a quelle italiane di stagione. Questi dati sono approssimativi e hanno un valore puramente indicativo. Ma se in passato sarebbero bastati a spiegare (in linea di massima e non senza eccezioni) la provenienza delle merci in vendita al Car, i dati per un'informazione esauriente sul tema oggi devono essere più precisi ed aggiornati, verificati da riscontri scientifici, certificati da attestati  delle varietà, delle proprietà, delle caratteristiche, dell'origine dei prodotti. Le aziende grossiste del Car seguono leggi, norme e regolamenti che disciplinano questi aspetti. Benché sia nota la relatività delle certificazioni di questi dati – subordinata com'è all'evoluzione tecnologica dei sistemi di indagine e a quella giuridica dei parametri di riferimento – la genuinità è infatti giudicata dal consumatore cioè dal mercato come il principale valore dei prodotti agroalimentari. Secondo recenti elaborazioni Coldiretti di dati Swg-Cibus sull'opinione pubblica italiana, per due consumatori su tre (il 64%) la qualità alimentare dipende prima di tutto dalla genuinità (primo fattore di scelta nell'acquisto di cibi), poi dalla sicurezza (53%), dalla naturalità (37%), dalla salubrità (33%), dal gusto (30%). Il prezzo è all'ultimo posto perché indice di qualità solo per uno su cinque (20%). Per tutelare i consumatori e il mercato, ma anche per monetizzare questi giudizi sempre più condivisi, i grossisti del Car dedicano la massima cura al rispetto delle norme vigenti di attestazione dell'origine dei prodotti (specie se esteri) malgrado alla Legge che dal I gennaio 2005 ne impone la rintracciabilità manchino regolamenti attuativi per interpretarla e applicarla correttamente. E' del resto in nome della genuinità che ristoratori, chef e fin gourmet, nutrizionisti, buyer della grande distribuzione e responsabili-acquisti di grandi comunità (ma anche anziani, casalinghe, studenti, single), giustamente chiedono di sapere tutto sull'origine dei cibi che le filiere distributive portano a tavola. Le aziende del Car sanno soddisfare queste domande con le etichette apposte sui contenitori di merce e con i documenti delle forniture. Sotto la spinta salutista e per rendere competivi prodotti ed aziende, gli operatori del Car sanno che sciogliendo questi dubbi i clienti ricevono fiducia, profitti, soddisfazione. Sanno che la genuinità è un valore da difendere nella filiera con produttori e venditori. Il timore o il dubbio che la genuinità scada o si alteri puó minare qualunque filiera agroalimentare. Con servizi in loco della Asl territoriale, con solidi rapporti con fornitori fidati, con la professionalità degli operatori, il Car è al contempo bastione difensivo della genuinità agroalimentare laziale e strumento per valorizzarla. Poiché la parola genuinità riflette il senso di un sana autenticità naturale inattaccata da sostenze o fattori estranei alla sua biologica essenza e all'ambiente originario, i legami tra prodotti e luogo d'origine – i francesi dicono terroir – nel Car valgono quanto i necessari certificati, attestati, riscontri. Poco o nulla infatti nel settore è più sano e verace dei quotidiani rapporti tra produttori, grossisti, dettaglianti, consumatori di uno stesso territorio vocato da secoli a produzioni agroalimentari sane e pregiate come quelle laziali. Orgogliosi della genuinità dei prodotti (prevalentemente nazionali e in misura rilevante locali) gli imprenditori attivi al Car sanno di lavorare in una struttura dove genuinità e freschezza sono bandiere. Non contenti, sono impegnati con le loro associazioni e la società di gestione Cargest nella messa a punto di un sistema di "rintracciabilità" dei prodotti di imminente applicazione nell'ambito di un ampio progetto di certificazione di qualità con marchio Car.

3. Convenienza dei prezzi: una  preziosa opportunità che si rinnova ogni giorno

Valutare la convenienza dei prodotti per rifornire il punto vendita (con fondate previsioni di limitare i costi e massimizzare i margini commercializzandone le  quantità adeguate a retribuire l'attività di impresa e soddisfare la domanda) è il primo cimento quotidiano di ogni venditore di generi agroalimentari freschi. Il quale sa che la convenienza di un prodotto non si vede solo dal prezzo, che il prezzo non corrisponde sempre al valore, che il valore non può prescindere dalla qualità, che non c'è convenienza se in un prodotto non coesistono tutti e tre i fattori di qualità, prezzo, valore. Davanti al difficile cimento quotidiano di applicare questi principi ad ogni scelta e ad ogni contrattazione di acquisto, il Car si propone quindi agli operatori del settore – piccoli o grandi che siano le loro aziende e il loro giro di affari – come un partner di fiducia in grado di supportare, di integrare, di valorizzare il loro talento, la loro esperienza, la loro professionalità. Specie nella fase decisiva del confronto e della scelta tra  varie combinazioni di varietà, qualità, prezzi, i 113 grossisti ortofrutticoli, i 40 del settore ittico e i 306 produttori agricoli attivi al Car offrono ogni giorno il meglio delle loro merceologie per qualità, freschezza, provenienze garantite, ampiezza di gamma, contenuti di servizio, margini di profitto. In una cornice così propizia al "business" e alla creazione di valore, i fattori di costo a carico degli acquirenti – servizi avanzati, serrata concorrenza interna, salubrità e freschezza garantita, corretta conservazione dei prodotti, consegne giornaliere dai campi del Lazio in 24 ore massimo e minimo 6, esaurimento e ricambio delle merci ogni 36 ore in media, prezzi monitorati ogni giorno – valorizzano i prodotti in vendita al Car con un'elevata competitività. E assieme ai contenuti di servizio – trasporto, selezione, calibratura, stoccaggio, confezionamento, movimentazione, distribuzione, consegna – le funzioni di supporto svolte da decine di facility company creano e distribuiscono il valore aggiunto che trasforma in prodotti redditizi essenze vegetali comuni. Così, la forza commerciale del Car alimenta le potenzialità di sviluppo dell'intera filiera ortofrutticola laziale e soddisfa le istanze dei consumatori di prodotti locali a prezzi contenuti, di sicurezza alimentare, di importazioni controllate. Con positivi riflessi sui conti e sulle quantità commercializzate questi risultati delineano un nuovo concetto di convenienza più ampio di quelli scolastici basati solo su riscontri numerici. E informato anche di implicazioni sociali come quelle dei Codici etici aziendali, dei programmi di promozione del territorio, delle responsabilità ambientali, delle iniziative solidali con prodotti di risulta degli scambi, ma perfettamente commestibili. Il Car conviene anche per questo.

4. La qualità è la bandiera del Centro Agroalimentare Roma
Per "qualità" si intende l'insieme di caratteristiche e attributi che rendono idonei beni, prodotti, servizi, a soddisfare certe esigenze (European Organization for Quality Control 1976). Non esistono dunque una sola ed unica definizione, né un significato univoco, del termine "qualità". Ma cambiano secondo i contesti socioeconomici dove si inseriscono, i dettati giuridici vigenti, la sfera di valori prevalenti, come concetti dinamicamente relativi  e influenzati dall'evolversi delle conoscenze scientifico-tecnologiche, dalle esigenze e dai gusti dei consumatori, dagli interessi dei soggetti economici e dalle rappresentazioni che ne danno le comunicazioni dei media. Quanto al settore agroalimentare, la concorrenza globale in esso propone o impone continue evoluzioni del concetto di "qualità", che nel recepire attributi sempre nuovi si adegua a interessi più ampi e a sensibilità più profonde, che creano nuovi modelli, dettano criteri innovativi, definiscono parametri più precisi e sempre aggiornati perché i consumatori ricevano più tutele e garanzie di responsabilità in  primo luogo con certificazioni condivise e relative a quattro ambiti principali, nei quali il Centro Agroalimentare di Roma figura da sempre in primissima fila:
1. L'ambito commercialee
Comprende tutti i parametri che rendono il prodotto più vendibile. Si tratta soprattutto di caratteri visivi – l'aspetto esteriore regolare e allettante, la forma omogenea e simmetrica, il colore della buccia brillante e uniforme, il calibro più grosso possibile, la mancanza di difetti: (ammaccature, gonfiori, tumefazioni, macchie) – che gli operatori commerciali e quelli logistici (anche nella filiera agroalimentare laziale e specie nel Centro Agroalimentare Roma) rispettano, migliorano, esaltano, promuovono, pubblicizzano e concorrono tutti i giorni a salvaguardare con la loro formazione, la professionalità, l'esperienza e il talento.
2. L'ambito organolettico
Riguarda tutte le proprietà di un prodotto percepibili dai sensi umani e cioè il sapore (di difficile parametrazione obiettiva eppur di così rilevante importanza), l'odore (definito  da mille fattori chimici), le sensazioni visive e il tatto (ad esempio, la consistenza della polpa), che gli operatori del Car valorizzano e la società di gestione Cargest riconosce e tutela.
3. L'ambito nutrizionale e salutistico
Comprende caratteri desunti dai livelli energetico-calorici dei prodotti agroalimentari e  dai loro contenuti di principi nutritivi (non percepibili facilmente dai consumatori finali e quindi non valutabili all'acquisto), come il valore alimentare o la serbevolezza della polpa o della carne. Quello della corretta e sana alimentazione – ai fini anche del benessere e della prevenzione delle malattie e dei disturbi – è un tema di così largo interesse da parte del grande pubblico, che nel portale-web del Centro Agroalimentare di Roma qui in consultazione, come nella rivista "Il Diario della Freschezza" (pubblicato con cadenza trimestrale dal Car), trova puntuali trattazioni divulgative ed analisi scientifiche, saggi ed apporti critici, in grado di coinvolgere anche i consumatori finali in questioni sempre più collegate e complementari alla sfera della salute pubblica e della prevenzione.
4. L'ambito igienico-sanitario
Frutta, verdura e pesce, come ogni altro prodotto destinato all'alimentazione umana, non devono arrecare alcun danno alla salute dell'uomo. Devono esser perció privi di sostanze nocive, scadenti, indesiderate e a maggior ragione tossiche, o possono contenerne in una quantità talmente minima e sicura da non causare danni al consumatore. Analogamente, come è noto nel Centro Agroalimentare di Roma ai responsabili delle piattaforme che garantiscono ai prodotti stoccati le condizioni climatiche di migliore conservazione delle  loro prerogative, frutta, verdura e pesce vanno conservati nei modi e nei tempi consentiti affinché non subiscano gli effetti dei processi chimici di degrado (spesso rischiosi), né le alterazioni qualitative dannose ai consumatori come ai loro congiunti, specie se bambini.
Già da tali premesse emerge la complessità dell'idea di "qualità agroalimentare", che si distingue da mille altre definizioni di "qualità", intese (poniamo) come "qualità gestionale dei sistemi produttivi". Non sempre i prodotti alimentari fatti senza seguire procedure standard condivise a livello europeo sono "non buoni". Nel settore la qualità è legata più strettamente a valori di genuinità, freschezza, salubrità, igiene, costumi e tradizioni locali del territorio (il cosiddetto terroir) che il Car concorre a testimoniare, a tutelare, garantire.
Da ció deriva che la "qualità alimentare" è, in breve, la capacità di soddisfare i bisogni dei consumatori come risultante dei molti fattori che concorrono alla realizzazione di un prodotto: igiene, salubrità, caratteri organolettico-nutrizionali (sapore, odore, aroma, colore, fattori nutritivi), fattori di utilizzazione (conservabilità, confezionamento, facilità d'uso), fatti culturali (tradizioni, identità locale, genuinità), valori etico-sociali (rispetto dell'ambiente, assenza di crudeltà ad animali nella produzione). Queste esigenze si rispettano seguendo  criteri e requisiti che ne garantiscono il soddisfacimento (riferimenti normativi), ma pure con esami ed attestati di conformità ai parametri citati (certificati di conformità) svolti da soggetti terzi accreditati quali "Agecontrol": l'Agenzia nazionale incaricata di svolgere i controlli di conformità alle norme di commercializzazione applicabili nel settore dei prodotti ortofrutticoli freschi, che nel Centro Agroalimentare Roma conta su una sede operativa attivata nell'autunno 2006.
La qualità igienico-sanitaria (intesa come salubrità dei prodotti alimentari) è garantita da norme europee uniformi e da controlli sul mercato con attestati cogenti. Alle richieste di tipicità, tradizionalità, rispondenza ai costumi dei consumatori, il legislatore ha risposto con Regolamenti comunitari per i prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) e ad indicazione geografica protetta (Igp). Le esigenze che la "qualità" deve soddisfare possono essere primarie (legate a bisogni di salute e sicurezza) o accessorie (relative al benessere e allo sviluppo economico-occupazionale della società): buona gestione e controlli ai processi produttivi, prestazioni, affidabilità, durata e caratteri dei prodotti strumentali e di consumo.. Ogni produttore di beni o di servizi deve realizzare e  garantire una "qualità" dimostrata da prove, misure, verifiche, certificazioni di prodotti e sistemi, svolte da servizi di valutazione e conformità ai requisiti posti. Da certi prodotti, il consumatore attende dunque risultati certi (in conseguenza dei loro caratteri intrinseci ed estrinseci) e tale aspettativa puó essere garantita dal produttore, dal trasportatore, dal commerciante e, non ultimo, dallo stesso consumatore. 5. Il consumatore protagonista attivo dei processi di qualità
Il consumatore è tra gli attori principali del mantenimento della qualità agroalimentare. Gli sforzi del pescatore, ad esempio, del trasportatore o del commerciante, per tenere alti i livelli di freschezza e qualità dei prodotti sono inutili se il consumatore non ne prosegue  una corretta gestione. Il consumatore applica mentalmente pratiche elementari di qualità senza riempire moduli, documenti, report di correzione delle revisioni 1, 2 e 3. Questi aspetti "burocratici" sono assolti dalle società che operano in qualità nella gestione dei processi aziendali. Occorre dunque conoscere quali prodotti si adeguano alle regole che, oltre a garantire la produzione, soddisfano le aspettative di genuinità, di serbebolezza e di idoneità igienico-sanitaria che il consumatore nutre verso i prodotti. Anche per questo, le norme europee precisano che l'informazione – per i consumatori – è insieme un diritto e un dovere, che il Car cerca di garantire anzitutto con i suoi strumenti di comunicazione. 
6. L'importanza delle certificazioni di qualità.
Il mercato agroalimentare si evolve verso crescenti esigenze di nutrizionalità, salubrità e gradevolezza organolettica (legate in parte alla tradizione, in parte ai nuovi valori imposti dalla modernità). La qualità dei prodotti agroalimentari intesa come capacità/idoneità di soddisfare bisogni dei clienti, espliciti o impliciti, pesa sempre più nella concorrenza in cui opera il settore per la saturazione dei mercati internazionali. Ma che cosa dà qualità agli alimenti? Di certo la salubrità, l'assenza cioè di sostanze microbiologiche nocive, di tossine, di residui di pesticidi, di metalli pesanti; la genuinità intesa come mantenimento delle proprietà fisiche, organolettiche, nutrizionali. Ogni operatore del sistema – qualche che sia il segmento in cui opera – deve preservare l'integrità degli alimenti e vigilare sulla sicurezza delle operazioni. Non va trascurata nemmeno "l'assicurazione della qualità". Anche in quello agroalimentare come già in altri settori non basta alle aziende proporre prodotti pregiati: devono dare ai consumatori fiduciosa certezza e convinta sicurezza dei propri sistemi produttivi, perché il mercato chiede partner affidabili dotati di costanza produttiva, capacità di prevenzione, capacità di dimostrazione, cioé dell'efficienza complessiva per soddisfare in modo REGOLARE e COSTANTE i bisogni di qualità espliciti (soddisfazione e servizio) e impliciti (salubrità e sicurezza) dei clienti. Di qui, il problema del riconoscimento della qualità. Le norme aiutano a produrre meglio, più economicamente, stimolano la crescita economica garantendo qualità, sicurezza e tutela ambientale dei processi, dei prodotti e dei servizi. Ma come riconoscere i prodotti "a norma"? Cercando un marchio di conformità o l'indicazione di un riferimento a norma UNI. Infatti le NORME ISO 9000 consentono questi approcci (applicare tecniche appropriate nei diversi momenti in modo efficiente e coordinato). Consentono di sviluppare un vero "Sistema Qualitá". Un'azienda grande o piccola impegnata nella ricerca della qualità non puó non organizzare assetti, responsabilità e sistemi più o meno complessi (dedicandolgli mezzi e risorse) per la gestione della qualità. Un'organizzazione capace di porre rimedi ai problemi e soprattutto di prevenirli. In questo senso, un marchio di conformità è un distintivo applicato a un prodotto (o alla confezione) dopo prove e verifiche aziendali. E poiché un marchio attesta che il bene marchiato possiede le caratteristiche precise fissate dalla norma di riferimento ed è quindi conforme alle stesse, il Centro Agroalimentare di Roma sta realizzando un suo "marchio di qualità Car", da promuovere sul mercato a favore dei grossisti  e di tutti i loro clienti, ma anche degli stessi consumatori. 
7. La certificazione di qualità come processo
Scegliere di adottare le norme europee di riferimento per la certificazione di qualità ISO 9000 vuol dire applicare e sviluppare il triplice concetto di assicurazione, di qualità e di miglioramento. Ma ricercare la qualità di un prodotto non significa solo ottenerne uno di alta qualità, bensì migliorarne di continuo i processi perché il consumatore possa fidarsi sempre più della regolarità e della costanza qualitativa del prodotto. E per ottenere un marchio di conformità occorre seguire un "processo di certificazione".  Infatti, queste pratiche si sono imposte come uno dei temi prioritari dell'Unione Europea nel contesto delle liberalizzazioni dei mercati. In Italia aumentano le aziende alimentari certificate in base alle norme europee ISO 9000. E anche da noi, dopo iniziali perplessità, ci si avvia a  considerare la Certificazione utile a migliorare i sistemi organizzativi e gestionali aziendali come strumento per  elevare o adeguare la propria immagine, la fiducia della clientela, la facilità degli scambi. Anche nel settore agroindustriale è stata capita l'importanza delle certificazioni e del "marchio di qualità", come garanzia e sicurezza per i consumatori, segno di identità e riconoscimento di una marca e di un determinato prodotto.
I marchi di conformità alle norme di qualità possono essere "obbligatori" e si limitano ad assicurare la conformità a regole tecniche di impiego obbligatorio, come ad esempio la marcatura "CE" che garantisce - per alcune tipologie di prodotti - il rispetto dei requisiti essenziali di sicurezza imposti dalle direttive comunitarie. Ma possono essere anche "volontari" ed attestano che i prodotti hanno caratteristiche qualitative superiori ai livelli eventualmente fissati per legge e testimoniano a clienti e utilizzatori la qualità del prodotto nel senso più ampio del termine. Le esigenze di chiarezza e semplificazione per i consumatori, nonché la volontà di non  alzare barriere commerciali interne alla UE hanno spinto CEN e CENELEC (Comitato Europeo di Normalizzazione, Comitato di Normalizzazione Elettrotecnica) a definire un unico marchio volontario europeo - Keymark - che in futuro si sostituirà ai vari marchi di conformità nazionali. E' possibile che le diverse finalità delle due tipologie di marchi - ció avverrà sempre più in futuro – coesistano sullo stesso prodotto che, oltre a garantire il rispetto delle leggi ai consumatori, potrà distinguersi sul piano commerciale evidenziando alcune caratteristiche qualitative più specifiche.
Qualità non vuol dire sempre semplicità. Il consumatore deve essere sempre più attento per capire che i tanti messaggi in arrivo lo aiutano a scoprire la qualità di ció che compra e la sicurezza di ció che mangia. Ma questo non vuol dire che quel che non è marchiato è scadente. Bensì, che non ne è stata comprovata la conformità alle norme di riferimento. I consumatori in tal caso possono talvolta sostituirsi agli enti certificatori e garantire, loro  stessi, la qualità di quanto mangiano. Negli altri casi c'è chi garantisce per loro e chi se ne assume la responsabilità. Qualità vuol dire quindi garanzia, affidabilità, responsabilità, serietà del produttore, del commerciante e di tutti gli attori del "sistema agroalimentare".
Il Centro Agroalimentare Roma va considerato perció un caposaldo di questo sistema.


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